Roma attraversa una stagione senza guerre e comincia a ordinare il proprio tempo. Pubblicato nel 2021, lungo circa 2 minuti e sottotitolato, “La dea delle messi” è l’episodio 6 della serie podcast letta da Francesco Ventura. Il racconto parte da un calendario che distingue i giorni fasti, adatti alle attività umane, da quelli nefasti, nei quali è meglio riposare.
A scandire la vita rurale sono i Fratres Arvales. Ogni gennaio i sacerdoti si riuniscono sul Palatino e stabiliscono le date della semina e del raccolto, collegando il lavoro dei campi all’ordine religioso. Regolano anche gli aspetti più minuti dell’agricoltura, perché dalla successione delle sioni dipendono il pane e la stabilità della comunità.
Il collegio conserva una struttura immutabile. Gli Arvali sono sempre dodici: ogni anno eleggono un magister, rinnovando simbolicamente il ruolo di Romolo; quando un confratello muore, gli altri ne scelgono uno nuovo per cooptazione. Il numero rimane intatto e il sacerdozio si trasmette attraverso le generazioni.
Al centro del loro pantheon agricolo si trova una Grande Madre legata alla fertilità, alla luce solare e alla maturazione delle messi. Il suo vero nome non può essere pronunciato. Nelle iscrizioni è indicata come Dia, “la Dea”, femminile arcaico di Deus. Il silenzio sul nome accresce il carattere misterioso della divinità.
Per onorarla, alla Magliana si celebrano gli Ambarvalia nei giorni 17, 19 e 20 maggio. Gli Arvali avanzano da un campo all’altro con candide vesti di lino, la testa cinta dalla spicea corona di spighe e protetta dalla vitta. La processione benedice la terra e conduce un bue, un agnello e una scrofa destinati al suovetaurilia. Il sacrificio termina in una festa pubblica e conviviale. Le vittime offerte alla dea diventano cibo condiviso e la solennità si scioglie in un banchetto popolare. Dietro quella scena affiora una funzione essenziale: rassicurare Roma che il sole tornerà, i campi produrranno ancora e la comunità potrà affrontare insieme un nuovo ciclo agricolo.

