Settembre arriva alla Magliana con un odore dolce e fermentato. In una piscina rivestita di cocciopesto uomini e donne entrano a piedi nudi fra i grappoli, cantano, danzano e invocano Liber. L’uva si rompe sotto il peso dei corpi e diventa mosto: il lavoro agricolo assume il ritmo di una festa campestre.
La scena appartiene a una Roma ormai padrona del Mediterraneo. Dopo la vittoria su Cartagine del 146 a.C., la città controlla territori vastissimi e continua a crescere. Per nutrirla, le ville rustiche si trasformano in efficienti “macchine agricole”: vigne, oliveti, orti, arboreti e latifondi alimentano masserie nelle quali i prodotti vengono raccolti e lavorati.
Una di queste strutture riemerge nel 1989 nel campo da golf di Parco de’ Medici. Gli archeologi riconoscono una probabile cascina vinicola, organizzata attorno a un torcularium: una vasca impermeabilizzata, destinata alla pigiatura collettiva dell’uva e alla prima lavorazione del mosto.
Il reperto permette di immaginare non soltanto un edificio, ma un’intera giornata di vendemmia. I baccanti affondano nei grappoli, le voci accompagnano il movimento dei piedi e il dio Liber, identificato con Bacco, presiede a un’attività nella quale produzione, rito e divertimento non sono ancora separati.
Pubblicato nel 2022 e lungo circa 2 minuti, “La masseria del torcularium” è l’episodio n. 12 della serie podcast letta da Francesco Ventura. In uno spazio narrativo brevissimo il video collega l’espansione romana, la crescita della popolazione e la trasformazione economica delle campagne lungo il Tevere.
Alla fine resta soprattutto una sensazione: nei giorni successivi alla pigiatura, l’aria della Magliana sembra diventare “alcolica”. Il mosto fermenta nelle strutture della masseria e il solo passaggio, racconta il podcast, basta quasi a inebriare. Una piccola rovina agricola restituisce così il rumore, l’odore e l’allegria di una vendemmia antica.

