Le due torri scomparse tra il Tevere e la Magliana (YouTube 2022)

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Due torri gemelle compaiono nel 1547 sulla carta di Eufrosino della Volpaia: quadrangolari, vicinissime, allineate sulla stessa riva del Tevere. Poi svaniscono. “Le due torri perdute” parte da questa immagine precisa e la trasforma in un’indagine sul paesaggio, sui documenti e sulle tracce cancellate dal tempo.

L’origine del sistema difensivo risale a Papa Leone IV. Dopo una devastante incursione dei saraceni, risaliti lungo il fiume fino a colpire Roma, il pontefice dispone una catena di vedette semaforiche tra Porta Portese e la foce. Specchi e segnali ottici permettono a ogni torre di comunicare con la successiva e di portare l’allarme nell’Urbe in pochi minuti.

Una vedetta sopravvive ancora in via Teodora; delle due costruzioni che hanno dato il nome a Pian Due Torri, invece, non rimane nulla di riconoscibile. Gli studi di Carla Benocci mostrano che le “Doi torre” ricorrono per due secoli nei documenti fiscali, ma nell’Ottocento Antonio Nibby e Giuseppe Tomassetti raccolgono testimonianze ormai contraddittorie.

Pubblicato nel 2022, della durata di 3 minuti, il video è l’episodio n. 34 della serie podcast letta da Francesco Ventura. Il rebus nasce proprio dal contrasto fra le fonti: Eufrosino colloca le torri affiancate sulla medesima sponda, mentre la tradizione più tarda le immagina su rive opposte, unite da una pesante catena.

Quella catena avrebbe fermato le imbarcazioni in risalita, consentendo al doganiere — il “giudice fiscale” — di riscuotere il dazio. La Soprintendenza individua oggi i basamenti presso l’incrocio fra via della Magliana e via Pian Due Torri, ma una mappa settecentesca introduce un elemento inatteso: un’isola fluviale alla Magliana.

Forse tra le costruzioni passava un ramo secondario del Tevere, simile a un canale navigabile: una torre sulla terraferma, l’altra sull’isolotto. L’ipotesi riconcilia cartografia e testimonianze senza chiudere definitivamente il caso. Il canale è scomparso e le due torri continuano a esistere soprattutto nel nome del quartiere e nell’enigma che hanno lasciato.

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