I martiri della Magliana e le catacombe di Generosa (YouTube 2022)

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Nelle catacombe di Generosa i morti non ostentano quasi nulla. Nessuna moneta per Caronte, nessun gioiello: i corpi sono deposti in file di loculi, chiusi da tavelloni di terracotta, in attesa della resurrezione della carne. “I martiri di Generosa” entra in questo spazio con gli occhi di chi crede che il sepolcro non sia la fine, ma un luogo di attesa.

Il racconto nasce però dalla persecuzione di Diocleziano. Tra il 303 e il 305 vengono colpite duramente le comunità cristiane. Alla Magliana sono ricordati Simplicio, Faustino, Viatrice, il presbitero Felice e un martire senza nome; a loro si aggiungono Rufiniano, Kyros e Iohannis. Il “Liber pontificalis” parla di numeri enormi, forse esagerati ma capaci di restituire il clima di terrore.

Simplicio e Faustino vengono gettati nel Tevere il 29 luglio 303 dal soldato Rufiniano. Poco dopo muore anche Viatrice. I loro corpi raggiungono la cava Ad Sextum Philippi, dove Generosa trasforma un ipogeo in cripta martiriale. Qui un antico Orfeo viene reinterpretato: sulla tunica compare una “crux gammata” e accanto la parola “Pastor”. Il musicista pagano diventa il Buon pastore cristiano.

Pubblicato nel 2022, lungo 5 minuti, il video è l’episodio n. 26 della serie podcast letta da Francesco Ventura. Sorprende soprattutto la sorte di Rufiniano: il carnefice, colpito dal coraggio delle sue vittime, si converte e finisce a sua volta martire. La persecuzione produce così proprio ciò che vorrebbe cancellare.

La cava diventa il “Cœmeterium Generoses”, con gallerie estese per circa 2600 metri quadrati su un solo livello. I nomi dei defunti spesso mancano: restano graffiti mnemonici, asticelle, cerchi e sassolini premuti nella malta. In una galleria compaiono epigrafi greche; altrove Alpha e Omega indicano Dio come principio e fine, mentre Chi e Rho formano il monogramma di Cristo.

L’ultima immagine è la più semplice e la più dura: il “Cimitero degli infanti”, con loculi minuscoli destinati ai bambini. In questo sottosuolo, fra martiri, simboli e tombe anonime, la comunità cristiana della Magliana lascia una testimonianza concreta del modo in cui affrontava paura, morte e speranza.

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