Scendendo nel sottosuolo di Vicus Alexandri si incontrano due mondi incompatibili. Da una parte c’è Dike, vergine dell’età dell’oro, dipinta in una stanza funeraria del tempo di Settimio Severo; dall’altra prende forma una delle prime comunità cristiane della Magliana. “Prassede e le dee” racconta il vecchio e il nuovo credo mentre convivono nello stesso paesaggio.
Al tempo dell’Imperatore Antonino Pio il cristianesimo è ancora una fede illegale. La tradizione assegna un ruolo centrale a Praxedes, Prassede, figlia del senatore Pudente e sorella di Pudenziana. Le due sono diaconesse; dopo il martirio della sorella, Prassede amplia la rete dei “tituli” e uno di questi viene collocato verosimilmente alla Magliana.
Il luogo di culto nasce riutilizzando un sepolcro della necropoli. L’aula superiore, già destinata all’“agape” pagana, si presta alla celebrazione cristiana; una parte della facciata è ancora inglobata nella chiesina di Santa Passera. Mancando un fonte, il racconto immagina i nuovi fedeli battezzati per immersione nel Tevere. Anche Prassede finirà martire.
Poi la scena torna sottoterra. Dopo la rivolta di Zeus contro Crono, il mondo conosce violenza, avidità e guerra e Dike viene esiliata in cielo. Ovidio ne racconta la sconfitta nelle “Metamorfosi”. Invocarla nella Magliana del III secolo significa quasi augurarsi che Giove, nume dell’Impero, venga spodestato e che l’età dell’oro possa ricominciare.
Lo stesso rimpianto riaffiora nel mito di Proserpina, ricordato da un mosaico rinvenuto nel 1885 sulla via della Magliana Antica. Plutone rapisce la giovane e Cibele reagisce imponendo alla terra freddo e carestia. Il compromesso finale restituisce Proserpina alla madre per sei mesi l’anno: il mito diventa così un’allegoria dell’alternarsi delle stagioni e dei cicli della vita.
Pubblicato nel 2022 e lungo 6 minuti, il video è l’episodio n. 24 della serie podcast letta da Francesco Ventura. Mette accanto una sacerdotessa cristiana, una dea sconfitta e un mito stagionale: tre risposte diverse all’inquietudine di un mondo che sente di aver perduto il proprio tempo migliore e cerca, nella fede, una promessa di ritorno.

