Un’aquila piomba dal cielo, strappa il pane dalle mani di un bambino e risale in quota. Poi sembra riconoscere il proprio errore: torna a terra, restituisce il bottino e si accovaccia ai piedi del futuro Augusto. Il prodigio avviene al quarto miglio della Via Campana, nel bosco sacro che circonda la borgata Petrelli.
“Augusto e i nuovi Arvali”, pubblicato nel 2022 e lungo circa 6 minuti, è l’episodio n. 15 della serie podcast letta da Francesco Ventura. Il racconto legge l’aquila come allegoria di Roma: una potenza abituata a volare senza padroni, ma ormai pronta a riconoscere l’autorità di un princeps.
Ottaviano diventa imperatore nel 28 a.C. e l’anno seguente assume il titolo di Augusto. La sua restaurazione recupera il mos maiorum, fatto di pudore, rispetto, mitezza, laboriosità e misura. Quei valori riappaiono nella storia di Turia e Vespillone, che, non potendo avere figli, accolgono ragazze orfane e le crescono come proprie.
La rifondazione riguarda anche la religione. Augusto abbandona culti ritenuti recenti o pericolosi e riporta in vita il collegio dei Fratelli Arvali. Si nomina dodicesimo arvale e lega a sé undici antichi oppositori con un patto celebrato davanti agli dèi. Le preghiere dei sacerdoti comprendono ora la fertilità dei campi, la salute del princeps e la prosperità dell’impero.
Intanto Roma cambia forma. L’alveo del Tevere viene sistemato, i vigiles contrastano gli incendi, edifici fatiscenti ricevono nuove funzioni e sorgono monumenti come l’Ara Pacis e il Pantheon. La città, vicina al milione di abitanti, è divisa in quattordici regiones; la Magliana appartiene alla quattordicesima, il Trans Tiberim.
Tiberio completa infine i cantieri del santuario arvale. Alla Magliana sorgono il Tetrastylum e il tempio rotondo di Dia, simile al Pantheon. Del tempio rimane il basamento, oggi inglobato nella cantina della Tavernaccia. Ante lucum, Lucus e Clivus compongono il santuario definitivo: un paesaggio nel quale la politica augustea si deposita fra bosco, strada e memoria.

