Papaciro, cinque santi e gli affreschi altomedievali (YouTube 2022)

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Pubblicato nel 2022 e lungo circa 3 minuti, “I santi di Papaciro” è l’episodio n. 35 della serie podcast letta da Francesco Ventura. Il racconto entra nella chiesina di Abbas Kyros fra IX e X secolo, quando l’edificio cambia forma, accoglie sul fianco un fabbricato forse destinato ai pellegrini e modifica persino il proprio nome.

Nella lingua volgare altomedievale Abbas Kyros diventa “Appaciro” e poi “Papaciro”. Intanto la chiesa superiore si riveste di vite di santi dipinte a fresco e organizzate “per teorie”: gruppi coerenti per epoca e provenienza geografica. Di quella decorazione rimane soltanto una piccola porzione, riemersa sulla parete destra durante i restauri del 1934.

Sul fondale azzurro, secondo l’uso bizantino, cinque figure guardano frontalmente chi entra. Sono santi vissuti fra IV e V secolo nel Vicino Oriente. L’affresco li sottrae alla distanza dei secoli e li dispone come una presenza collettiva: non una scena d’azione, ma una solenne assemblea di maestri, vescovi, monaci e taumaturghi.

Il primo è Epifanio Pentaglossis, “dalle cinque lingue”, capace di predicare in greco, latino, ebraico, siriaco ed egiziano. È l’autore del “Panarion”, descritto come un pratico manualetto per riconoscere e combattere gli ottanta tipi di eretici allora conosciuti. Accanto a lui compare Giovanni Crisostomo, l’oratore “dalla bocca d’oro”.

Giovanni è ricordato anche per la controversa opera “Contro i Giudei”. Basilio, monaco anacoreta, codifica per iscritto le prime liturgie. Gregorio Nazianzeno porta invece nell’affresco una vicenda quasi romanzesca: rapito dal padre e costretto a diventare vescovo di Nazianzo, in Cappadocia, si rivela infine un pastore di grande saggezza.

Chiude la teoria Nicola, il futuro San Nicola di Bari, protettore degli indifesi e uomo dal temperamento sanguigno. Avversario dell’arianesimo, secondo la leggenda tenta dapprima di convincere Ario con le parole; fallita la disputa, passa agli schiaffi. Nella chiesina di Papaciro la santità altomedievale conserva così anche un tratto sorprendentemente umano.

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