Un esagono perfetto compare alle spalle del porto di Claudio. Non è un simbolo tracciato sulla carta, ma un bacino d’acqua costruito per sostenere il movimento dell’urbe. “Il porto esagonale” concentra in pochi passaggi una delle trasformazioni più nette del paesaggio alla foce del Tevere.
Traiano affida il progetto ad Apollodoro di Damasco, l’architetto chiamato a Roma durante il suo principato. Il nuovo porto è interno rispetto allo scalo claudiano: non lo cancella, ma gli si affianca, aggiungendo un secondo cuore artificiale al sistema marittimo della capitale.
La forma esagonale è il centro visivo e narrativo dell’opera. Sei lati regolari trasformano l’acqua in uno spazio ordinato, misurabile, circondato dalle attività del porto. Il bacino viene inoltre collegato al Tevere mediante un canale, unendo mare, approdo e fiume in una sola rete di comunicazione.
Per completare il progetto occorrono dodici anni. Il tempo del cantiere dice quanto sia ambiziosa l’impresa: scavare un lago, assegnargli una geometria precisa e inserirlo nel percorso delle merci dirette a Roma. L’architettura non si limita a occupare il territorio; modifica la forma stessa delle acque e imprime nel paesaggio il disegno dell’impero.
L’opera sopravvive alla funzione per cui era stata concepita. Il porto non è più attraversato dalle navi antiche, ma l’esagono rimane leggibile e conserva intatta la forza della sua idea. Oggi appare come un lago nella proprietà Sforza-Cesarini, al chilometro 9,100 della via Portuense: una figura geometrica visibile nel verde, rimasta quasi immobile mentre tutto intorno cambiava.
Pubblicato nel 2022, della durata di 1 minuto, il video è l’episodio n. 18 della serie podcast letta da Francesco Ventura. La brevità diventa parte del suo fascino: in sessanta secondi il racconto passa dall’“archistar” Apollodoro a un luogo ancora riconoscibile, dove il progetto di Traiano continua a galleggiare nel presente.

