CACCIATORI DI MEGAFAUNA. La Preistoria romana: alla scoperta di Paleo-Tevere, animali estinti e umanità arcaiche

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Dal 2016 al 2022 ho insegnato presso UNITRE, a Roma, e ho tenuto un corso di Storia locale. Il corso è suddiviso in 4 semestri (l’Antico, il Moderno, il Novecento, il Contemporaneo) e ogni lezione è corredata dal suo fascicoletto, per un totale di 96 lezioni in aula (trovi via via tutti i quaderni qui, sul portale Academia).

Il primo “quaderno” è dedicato alla Preistoria romana. Prima della città che conosciamo Roma è un paesaggio di mare, fiumi, dune e paludi. È questa la città invisibile raccontata in “Cacciatori di megafauna”: un viaggio lungo milioni di anni che restituisce un’immagine preistorica ai territori tra il Gianicolo, la Magliana, Ponte Galeria e il mare.

Il racconto comincia nel Pliocene, quando la pianura romana è ancora sommersa dal Tirreno, e segue la formazione del Paleo-Tevere, il Tevere preistorico. In questo ambiente mutevole compaiono i roditori Prolagurus simili ai lemming, poi una fauna gigantesca: elefanti Palaeoloxodon dalle zanne dritte, mammut, ippopotami, rinoceronti, bisonti, cervi colossali, cavalli e grandi predatori. I fossili rinvenuti a Fontignano, nelle cave della Portuense, a Malagrotta e a Castel di Guido trasformano la periferia occidentale di Roma in un archivio naturale.

Ma il centro della narrazione è l’uomo. Homo erectus attraversa continenti, lavora la selce, organizza la macellazione e impara a governare il fuoco. Alla Polledrara di Cecanibbio, Homo heidelbergensis sfrutta una palude di sabbie mobili divenuta una trappola preistorica per gli elefanti. Con i Neanderthal di Saccopastore, Torre in Pietra, Malnome e Grotta Guattari emergono tecniche più raffinate, cooperazione, cura dei feriti e forse i primi gesti simbolici verso i morti. L’ultima parte conduce a Homo sapiens e all’Età del rame. Gli indizi incerti della duna di Ponte Malnome lasciano spazio alla scoperta archeologica della Muratella: un giovane deposto cinquemila anni fa con un corredo di frecce di selce, una lama, un’ascia di rame e polvere rossa di cinabro. Il suo corredo parla di un antico prestigio, ritualità e memoria.

“Cacciatori di megafauna” racconta che la storia di Roma non incomincia da Romolo e Remo. Prima dell’Urbe sono esistite generazioni umane arcaiche che imparano a cooperare, trasmettere conoscenze e dare significato al tempo e alla morte. È una storia locale solo in apparenza, perché nei fanghi del Paleo-Tevere si riflette l’intera avventura umana.

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