Per due soli giorni, il 25 e 26 settembre 2021, il Drugstore Museum ha esposto lo scheletro della tomba 132 di Castel Malnome. Le immagini de “Lo scheletro 132”, che ho ripreso all’apertura, sono senza parlato e sono probabilmente le uniche esistenti. Esse conservano la memoria di un allestimento temporaneo della Soprintendenza Speciale di Roma, intitolato “Una voce diversa, un comune destino”.
L’uomo visse nel II secolo d.C. e morì tra i 30 e i 35 anni. Era stato deposto in una semplice fossa, come gli altri membri di una comunità modesta, probabilmente impegnata nel duro lavoro delle saline dell’agro portuense. Le sue ossa recano segni di attività pesanti, traumi al torace e una frattura del braccio destro.
Il cranio rivela il dato più sorprendente. L’individuo era affetto da una rara anomalia ricondotta dagli studiosi alla “signazia”: la mandibola era saldata bilateralmente alle ossa temporali e non poteva aprirsi. Mangiare e parlare dovevano essere difficili; senza assistenza, difficilmente l’uomo avrebbe superato l’infanzia.
Qualcuno intervenne estraendogli volontariamente i denti anteriori, creando un varco per introdurre alimenti semiliquidi. Le analisi degli isotopi di carbonio e azoto mostrano che non riceveva un nutrimento marginale: mangiava sostanzialmente gli stessi cibi del resto della comunità. La cura quotidiana gli permise di crescere.
Il suo corpo racconta anche che non fu escluso dal lavoro. Le alterazioni biomeccaniche indicano attività usuranti, forse il trasporto dei carichi, la paleggiatura e la lavorazione del sale. La disabilità non cancellò il suo ruolo sociale: qualcuno lo nutrì, lo aiutò e gli rese possibile partecipare alla vita produttiva fino all’età adulta.
Pubblicato nel 2022 e lungo circa 4 minuti, il video, nel silenzio delle riprese, restituisce una testimonianza rara: nella Roma imperiale la sopravvivenza di un uomo fragile poteva dipendere dalle cure e dalla solidarietà degli appartenenti alla stessa comunità.

