100storie

Mi chiamo Antonello Anappo e mi occupo di storia locale del Territorio Portuense di Roma. Benvenutə nel mio blog, cominciamo!

1.   Il ragazzo sul delfino (& altre storie)

È online Secondo secolo, la dispensa che accompagna la quinta lezione del corso di Storia locale di UNITRE Arvalia. La lezione si è tenuta il 18-19 novembre 2021 (in DAD e in presenza). Nella prima parte abbiamo parlato del tempo di Adriano, il tempo della massima felicità dell’Impero, ma anche delle prime avvisaglie di crisi; nella seconda abbiamo fatto un focus sul Drugstore Museum e gli altri siti necropolari del territorio.

Secondo secolo
Sommario: Portunus, il ragazzo sul delfino (il ninfeo di Pietra Papa) – Memorie di Adriano. Il paradiso? Giocare a palla con gli amici – Sacerdotesse e dee: tra l’Età dell’oro e un nuovo credo – Un luogo insolito: il Drugstore Museum – Altre tombe a Vigna Pia e a via Ravizza – Quattro tombe raccontano il rimpianto dell’Età dell’Oro.

2.   Boom! (Edilizia a Roma tra ’50 e ’60)

Il 21 novembre 2021 ho partecipato come oratore all’evento Boom: l’edilizia a Roma tra gli anni Cinquanta e Sessanta, promosso dalla Soprintendenza Speciale di Roma. L’evento si è svolto al Drugstore Museum. Si è trattato di un dialogo a due voci con Flaminio Di Biagi, docente di Storia del cinema, ripercorrendo l’intreccio suggestivo tra commedia all’italiana, dramma, letteratura e storia locale. Qui di seguito la video-registrazione della conferenza.

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3.   Il saccario di Malnome & altre storie

È online Primo secolo, la dispensa che accompagna la quarta lezione del corso di Storia locale di UNITRE Arvalia. La lezione si è tenuta l’11 e 12 novembre 2021, in DAD e in presenza. Nella prima parte abbiamo parlato del principato di Augusto, dell’imperatore Claudio e della costruzione della Via Portuensis; nella seconda abbiamo parlato dell’imperatore Traiano, del suo porto esagonale e della comunità di scaricatori di sacchi ai moli .

Primo secolo
Sommario: Augusto, i nuovi Arvali e il Tempio rotondo di Dia – Il porto di Claudio e la nuova Via Portuensis – La morte di Acerronia. Riapriamo un cold case – Ad Sextum e Bivio Portuense: su e giù tra antiche miniere – Il porto esagonale dell’imperatore Traiano – Intorno Portus: Necropoli di Malnome e Acquedotto Portuense.

4.   Portunus, la biblioteca digitale portuense

“Fatto per me, condiviso con tutti”. Con questa logica nasce Portunus, la biblioteca online del Territorio Portuense di Roma. Immaginate Portunus come un edificio, che dentro contiene 8000 documenti digitali su luoghi, personaggi e fatti locali. Si entra dal piano terra, dove si possono consultare le risorse sull’Antico. Al 1° piano ci sono quelle sul Moderno, al 2° il Novecento e al 3° il Contemporaneo. Al 4° e ultimo piano c’è l’Emeroteca, una sezione dedicata all’attualità. Come in ogni biblioteca, c’è anche uno scantinato, con le risorse ancora da classificare: poco alla volta le troverete online.

5.   Il gladiatore Julius (& altre storie)

È online la dispensa n. 3, Res publica, del corso di Storia locale di UNITRE Arvalia. La lezione si è svolta il 4 (online) e 5 novembre 2021 (in presenza al Drugstore Museum). Alla prima ora abbiamo parlato della Via Campana e delle trasformazioni del territorio e della società in età repubblicana; alla seconda abbiamo parlato di Cesare, Cleopatra e la crisi della Res publica.

Res publica
Sommario: Sacrifici umani lungo la Via Campana? – La masseria del Torcularium e il “grande slam” del gladiatore Iulius – La storia di Turia, una zitella coraggiosa – Agli Orti di Cesare: la mandria sacra del generale Caio Giulio – Palatium: la reggia portuense di Cleopatra – Le idi di marzo: la fine della Res publica.

Le lezioni precedenti le trovi qui.

6.   In giro tra i quartieri: Marconi

Marconi è considerato a torto un quartiere-alveare, con forse troppe persone dentro. Io lo trovo invece un quartiere mostruosamente comodo, dove c’è tutto a portata di mano e pensato per chi ha poco tempo; è un quartiere sempre illuminato e con strade mai deserte, è ben collegato e tutto sommato il fatto di vivere in spazi ristretti ha anche fatto maturare negli abitanti un senso di civiltà (o di sopravvivenza, fate voi) invidiabile. Oltre ai pro, ci sono però ovviamente dei contro. Marconi non è un quartiere per famiglie: parchi per bambini non ce n’è, e il tessuto associativo è desolatamente arido. Un’altra cosa che non apprezzo è che è un quartiere dove la vita costa un 20% in più rispetto ai quartieri vicini, e devi mettere in conto spese extra come il garage. Troppe auto per strada, e pedoni indisciplinati. Se poi ti piace fare shopping, devi passare davanti ai negozi con indosso i paraocchi (non è il mio caso per fortuna). Insomma: chi non ci vive lo critica, chi ci vive però non se ne va. Io sono tra quelli.

7.   I fratelli di Romolo (& altre storie)

È online Età arcaica, la dispensa n. 2 (edizione 2021/22, 8 pagine in PDF) del corso di Storia locale di UNITRE Arvalia. La dispensa accompagna le lezioni del 28 (online) e 29 ottobre 2021 (in presenza al Drugstore Museum). Abbiamo parlato della fondazione di Roma, i Sacerdoti Arvali, Anco Marzio e gli altri re (latini e etruschi).

Età arcaica
Sommario: Romolo e i Fratres Arvales: la fondazione di Roma – La dea senza nome della luce solare e delle messi mature – “Enos Lases iuvate” (il canto degli Arvali) – I re latini: Anco Marzio alla conquista delle Saline – I re etruschi: Servio Tullio e il culto della dea Fortuna – Esordi della Res publica: da Vicus Alexandri alla vittoria su Veio.

8.   La Grotta Baccelli

Tempo fa ho fatto un po’ di urbex tra i ruderi di Villa Baccelli (Roma, località Montecucco) e mi sono imbattuto in una estesa cava di tufo di Età romana, non segnalata nella Carta delle Cavità Sotterranee di Roma. Ho fatto la segnalazione e la nuova scoperta è stata validata nell’agosto 2021, con la pubblicazione di un paper intitolato La Grotta delle fate del ministro Baccelli (Anappo A. – Nisio S., in Memorie descrittive della Carta Geologica d’Italia , vol. 108, pp. 327-336).

Come ogni scopritore, ho avuto l’onore di dare un nome alla nuova grotta: l’ho chiamata, doverosamente Grotta Baccelli, in onore del medico Guido Baccelli (1830-1916) celebre per la lotta anti-malarica che, divenuto ministro, riformò i programmi scolastici e promosse importanti restauri di beni culturali.

Alle grotte si accede da una rampa a piano inclinato, e quindi ci si ritrova in un tunnel rettilineo. Si tratta di un traforo in galleria scavato a mano, che si sviluppa lungo l’asse Est-Ovest, con un’altezza mai superiore ai 2 metri e larghezza massima di 1,5.

Il tunnel è accompagnato ritmicamente, su entrambi i lati, da semi-ipogei (2 m × 2 × 1). Il tunnel sembra terminare, 60 metri dopo l’ingresso, al di sotto della casa padronale, dove sono riconoscibili interventi moderni: muri di sostruzione e archi a tutto sesto per rinforzare le volte, con il tipico laterizio romano giallo di fine ottocento. Non è possibile andare oltre, a causa di un franamento.

Il tunnel presenta numerosi diverticoli. Una decina di metri dopo l’ingresso si distacca un diverticolo in direzione Nord, che sembra puntare verso la vicina Villa Koch. Il diverticolo si interrompe quasi subito, a causa di un franamento. Un secondo diverticolo, questa volta in direzione Sud-Est, è invece percorribile per buona parte della lunghezza e presenta a sua volta ulteriori diramazioni. Il diverticolo sembra fare il giro intorno alla casa padronale, verso cui alla fine converge raccordandosi alla galleria principale, intersecando il punto franato.

L’analisi degli interventi antropici permette di riconoscere la galleria come residuo di un’attività estrattiva. Sulle volte e sulle pareti verticali sono riconoscibili i solchi dei picconi dei minatori. Alle pareti sono presenti alcune nicchiette destinate ad ospitare lucerne a olio. Nel diverticolo Sud-Est è presente un pozzo di aereazione verticale a sezione quadrata, che presenta una sequenza di nicchiette interpretabili come una “pedalora”: puntando i piedi nelle rientranze i minatori accedevano risalivano o discendevano rapidamente in superficie.

Da una sommaria ricognizione, sembrerebbe di potersi escludere un riutilizzo in epoca antica per usi funerari. Al termine del cunicolo Sud-Est è tuttavia presente una singola rientranza sollevata di circa 1 m da terra, interpretabile come un avello. Questo singolo elemento non permette di escludere del tutto un limitato riutilizzo funerario.

Un’ipotesi di studio è che le gallerie siano state in qualche modo “ripulite” dallo stesso Baccelli, per farne una cantina annessa alla villa. Molti dei semi-ipogei presentano infatti dei cardini, che lasciano supporre che il proprietario ne abbia fatto dei magazzini. A margine del cunicolo Sud-Est è stata inoltre rilevata una stanza murata, con una parete chiusa in laterizio giallo. È possibile che Baccelli, da fine cultore di antichità, nell’atto di ripulire la sua cantina, abbia concentrato le antichità rinvenute in una sorta di “camera del tesoro”, murandone poi l’ingresso. Questa ipotesi suggestiva peraltro si incrocia con la memoria orale di un tesoro sepolto, nella collina di Montecucco.

9.   La tartaruga Emys (& altre storie)

È online la dispensa della prima lezione del corso “Storia locale, comunità & territorio” di UNITRE Arvalia, anno accademico 2021-22 (21-22 ottobre 2021, online e al Drugstore Museum). Alla prima ora abbiamo parlato della fine delle glaciazioni, la mega-fauna galeriana e le prime frequentazioni umane; alla seconda abbiamo parlato degli Etruschi e il loro incontro-scontro con i Proto-Latini.

Protostoria
Sommario: I grandi e pacifici erbivori del Pleistocene – Il Sapiens della Muratella: un guerriero dell’Età del rame – A Montecucco, sulle tracce di un villaggio dell’Età del bronzo) – Rasna: i primi abitatori delle paludi saline – Epta pagoi: sette villaggi etruschi sulla rotta del sale – L’incontro tra Etruschi e Latini: il mito di Acca Larentia.

10.            I podcast

Nel giugno 2021 ho scritto alcune microstorie del nostro territorio, di due, tre, quattro o cinque minuti, cui ha dato voce lo speaker Francesco Ventura. Potete ascoltarle qui.

11.            La Storia della Magliana (2020)

Dico subito che questo libro non mi piace. Comunque, se c’è in giro un libro che porta il mio nome, allora tanto vale parlarne. La Storia della Magliana è uscito nel settembre 2020 per l’editore Typimedia, parte della collana La Storia di Roma (208 pagine in brossura, ISBN 9788836260287).

Tutto incomincia in una palude preistorica, percorsa da cervi giganti e ippopotami. In quelle acque si sospingono i primi Homo Sapiens come il celebre “cacciatore della Muratella” e poi gli Etruschi, infaticabili raccoglitori e mercanti di sale. In 10 capitoli il volume racconta le evoluzioni successive del territorio, attraverso protagonisti, curiosità e aneddoti. Incontriamo i figli di Acca Larentia al fianco di Romolo nell’impresa di fondare Roma, la coraggiosa Turia femminista ante litteram, il giovane Ottaviano-Augusto, i martiri cristiani delle Catacombe di Generosa e persino un medico esorcista e un papa in odor di eresia. Il viaggio nel tempo ci porta fin dentro l’accampamento gotico del re Totila o nel bel mezzo di convegni di streghe; ci mette in cammino con i pellegrini lungo via della Magliana. Con due tappe significative: la chiesina di Santa Passera, dove si celebra “una santa che non esiste”, e il castello della Magliana, seduti a tavola con Papa Leone, tra banchetti da 65 portate con raffinati umanisti come commensali.

La peste e i morsi della zanzara anopheles segnano momenti bui, ma anche la ripartenza verso la modernità, scandita dalle azioni ardimentose dei garibaldini, lo sbuffo del primo treno e l’epopea contadina della bonifica fondiaria. Mussolini in persona visita due volte la Magliana: per inaugurare le case popolari del Trullo e per deviare il Tevere a colpi di dinamite. Proprio il fiume fa da scenario, nel 1943, alla sanguinosa battaglia di Ponte della Magliana. E tante donne e uomini animano la Resistenza: i coniugi Monaco, il vicebrigadiere Pozzi, il ragioniere Testa.

Per cominciare a intravedere la Magliana di oggi bisogna arrivare all’edificazione speculativa del 1968 e all’autunno caldo del ‘71, con le lotte proletarie per la casa. La vita quotidiana si snoda tra picchetti anti-sfratto, occupazioni e scontri con la Celere, e si intreccia con le cronache più nere: dal rapimento Moro alla sparizione Orlandi, fino al fattaccio del Canaro, che valgono alla Magliana la sinistra nomea di “Bronx di Roma”. Nel quartiere dove la polizia entra a fatica si costituisce la famigerata “banda”. Tre giovanissimi con la pistola in pugno eliminano senza pietà gli avversari, fino a diventare professionisti del crimine, capaci di muoversi con disinvoltura tra i grandi misteri d’Italia. La banda sopravvive a faide intestine e ai blitz delle forze dell’ordine, dall’Operazione Colosseo a Mafia Capitale, e ogni volta cambia pelle e si rigenera arruolando nuovi sodali. Ancora oggi, forse.

Da questo link si può leggere la prefazione. Qui un articolo che ne parla.

12.            La guida turistica di Arvalia (2016)

Nel 2016 per il Comune di Roma ha scritto un fascicoletto ad alta tiratura, una guida turistica del Municipio Roma XI. Si tratta di 24 itinerari a piedi, che invitano i pellegrini dell’Anno Santo del Giubileo della Misericordia ad allargare il proprio raggio di azione, esplorando natura, storia e archeologia del Territorio Portuense, lasciandosi sorprendere da scenari suggestivi e non convenzionali.

Questa guida ricalca la rotta della c.d. Francigena del Mare, ovvero le vie Portuense e della Magliana, in un’immaginaria percorrenza a tappe, procedendo da ovest (il mare) ad est (l’arrivo in città). Anche i capitoli seguono questo ordine. Si inizia dall’Agro Romano (tappe: Ponte Galeria, Città dei Ragazzi, Somaini, Mezzocammino, Castello della Magliana), arrivando a Magliana Vecchia (La Via dei Martiri, Tempio degli Arvali, Catacombe di Generosa) e alle Riserve naturali (Nuovo Corviale, Casetta Mattei, Tenuta dei Massimi, Valle dei Casali, Trullo, Parrocchietta). Si prosegue poi con gli scorci urbani di Portuense (Forte Portuense, Villa Bonelli, Drugstore-Vigna Pia), Magliana (Santo Volto, Parco Tevere, Borgata Petrelli, Torre Righetti, Santa Passera) e Marconi (Via Campana, Mira Lanza, Battello sul Tevere). Il libricino conduce alla Basilica San Paolo, per poi innestarsi nei 4 itinerari giubilari ufficiali (tappe: S. Giovanni e S. Maria Maggiore) e concludersi alla meta di ogni pellegrino: la millenaria basilica di S. Pietro.

Mi fa molto piacere riportare qui di seguito il testo di una attenta prefazione, scritta da Maurizio Veloccia, allora presidente del Municipio. “In questi anni abbiamo lavorato con grande impegno per far conoscere la storia del territorio e valorizzare i monumenti presenti. Uno dei più importanti risultati raggiunti è stato nel 2014 la creazione del Sistema municipale dei siti archeologici, storici e paesistici, vale a dire l’individuazione di percorsi di visita e la programmazione di un calendario annuale di aperture gratuite, consultabile sul sito internet e la pagina Facebook municipali. Questa esperienza ha riscosso subito grande consenso e partecipazione; è stata riproposta nel 2015 e continua nel 2016. Ci siamo impegnati in questa direzione perché siamo convinti che è importante far maturare,  fra quanti vivono nei nostri quartieri, una mentalità attenta al patrimonio artistico presente, per promuovere la nascita di  una memoria collettiva e la costruzione di un senso di appartenenza alla Comunità municipale. Dobbiamo evitare che il grande sviluppo urbanistico avvenuto in passato trasformi i quartieri in luoghi indistinti, ne cancelli la storia, le tradizioni, l’identità. In questo nostro percorso abbiamo voluto inserire questa guida – curata per conto del Municipio da Antonello Anappo, da tutti riconosciuto come il più attento  e appassionato conoscitore del territorio –, che vuole ricollegare i nostri territori ai temi dell’Anno Santo straordinario indetto da Papa Francesco. Storicamente infatti, accanto alla millenaria Via Francigena, che dal Nord Europa portava i pellegrini alla Tomba di Pietro lungo rotte di terra, esisteva un’altra Francigena, che dal mare raggiungeva la stessa destinazione risalendo il corso del Tevere e l’antica Via Portuensis. Questa guida vuole essere perciò uno strumento non solo bello, ma utile e concreto, che, calcando idealmente i passi dei viandanti del mare, accompagni cittadini e pellegrini di oggi nella scoperta del territorio della Via Portuense nell’XI Municipio di Roma. A partire da Ponte Galeria sono disponibili tre diversi itinerari – uno pedonale, uno di trekking e uno ciclabile –, pensati per altrettante tipologie di viaggiatori.

Questa guida ha un’altra importante peculiarità: segnala opportunamente i trasbordi su bus e rotaia, creando una rete di mobilità sostenibile e alternativa al mezzo privato, utilizzabile anche per  i piccoli spostamenti di tutti i giorni. Ne scopriremo così, o riscopriremo, il gusto del camminare tra quartiere e quartiere, e di un turismo lento con 24 soste ravvicinate, accompagnate dal conversare con i compagni di viaggio e – perché no? – dal ristoro nelle tipiche osterie. Siamo convinti di aver realizzato una guida essenziale e utile, in grado di presentare il nostro territorio in maniera assolutamente originale, in cui, pur nella sua complessità e articolazione, è comunque possibile respirare uno spirito di continuità, che lega fra loro in un ideale viaggio lungo la Francigena del Mare, i luoghi dell’antica devozione popolare, le memorie romane, le residenze rinascimentali, i complessi militari, l’archeologia industriale, le ville del Novecento e le nuove chiese del 2000”.

Arvalia, guida turistica
Itinerari storici, archeologici e naturalistici nell’XI Municipio di Roma, nell’Anno Santo del Giubileo della Misericordia. Sommario: Introduzione – Agro Romano – Magliana Vecchia – Riserve naturali – Portuense – Magliana – Marconi – Giubileo. Hanno collaborato: P. Dikaios, F. Gennari, E. Giumbini, G. Pomponi, S. Sasso, D. Urbinati.

13.            Comunicare la Storia del territorio

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14.            Fortunalia (2010)

Nel 2010 ho pubblicato Fortunalia (Amazon 36 pp., anche e-book). Si tratta di una traduzione con testo latino a fronte di nove poesie di Ovidio, tratte dai Fasti. Questi i loro titoli: I giorni della fortuna, Mattinale, Svuotate le orecchie, Salve læta dies, Canto orgiastico, Canto degli ultimi, Fragmen, Canto di Orione e Preghiera dei Lari.

FORTUNALIA. Copertina del libro (a sx) e dell'e-book (a dx).

Fortuna è la divinità del caso fortuito e della buona sorte insieme. È una dea equanime, che non fa distinzioni fra servi e re; ma che se vuole sa togliersi dagli occhi la benda e intervenire proprio lì dove occorre, capovolgendo destini già scritti. La sua festa annuale a bordo Tevere, il 24 giugno, ha caratteri licenziosi: si beve a dismisura, poi i festanti salgono su apposite barchette inghirlandate lontane da sguardi indiscreti, e avvengono cose inenarrabili…

9 canti per la dea Fortuna
Estratto da: Fortunalia (2010, pp. 10-29). Traduzione in italiano dei versi 771-791 dei Fasti di Ovidio. Sommario: 1. I giorni della fortuna – 2. Mattinale – 3. Svuotate le orecchie – 4. Salve, læta dies! – 5. Canto orgiastico – 6. Canto degli ultimi – 7. Fragmen – 8. Canto di Orione – 9. Preghiera dei Lari.

Il libro è accompagnato da un saggio breve che sviluppa l’ipotesi che questi versi, inneggianti alla una libertà di costumi, abbiano fatto infuriare Augusto, determinandolo a spedire Ovidio in esilio sulle rive del Mar Nero, ai confini del mondo allora conosciuto.

La vita di Ovidio, infatti, si divide nettamente tra un prima e un dopo Augusto. Ovidio conosce il successo da giovane: le avventure galanti delle Eroine, e le Metamorfosi, il poema del perpetuo leggero scorrere delle cose, sono due bestseller. Nel frattempo però la società romana cambia, e il severo Augusto incomincia a riportare tutti all’ordine. La carriera di Ovidio è giunta ormai a un bivio: può continuare a raccontare una società sregolata e libertina, ormai passata, oppure può mettersi al servizio del nuovo potente. L’occasione della svolta è la nomina del suo editore, Messala Corvino, a magister della confraternita dei Fratres Arvales. Da stretto collaboratore di Augusto, Corvino riordina la vita religiosa dei Romani. Ovidio cavalca il vento, e inizia a scrivere i Fasti, un’antologia di vecchie e nuove ricorrenze del calendario liturgico romano, accuratamente ordinati da gennaio a fine anno. I Fasti però si interrompono a una data precisa: proprio il 24 giugno, il giorno della Fortuna. E quel giorno coincide per il poeta con l’ordine perentorio di lasciare Roma.

Ovidio scriverà di aver commesso un error, un errore fatale. Forse una storia di donne finita male, oppure di un complotto, nessuno lo sa. Ovidio si tiene ben cucito il segreto, e accusa a sua volta un personaggio oscuro di nome Ibis. Che il misterioso ibis (il volatile delle paludi) copra l’identità di un altro sinistro pennuto, un corvo, e precisamente l’antico pigmalione Messala Corvino?

Fortunalia (nota del traduttore)
Estratto da: Fortunalia (2010, pp. 5-6). Incipit: “Publio Ovidio Nasone (43 a.C. - 18 d.C.) fu un poeta fortunato. Denari e successo arrivarono che era giovane, e scriveva come un treno, con la facilità di chi ama il suo lavoro. Amava le donne di Roma e, soprattutto, le donne di Roma amavano lui…”.

Qui puoi leggere in PDF il testo completo.

15.            Romanzo partigiano (2008)

Nel maggio 2008 ho pubblicato un romanzo, un Romanzo partigiano. L’ho pubblicato con un editore spagnolo (Lulu.com), che ho molto apprezzato per la carta pesante e la rilegatura in lino: l’ideale per un romanzo.

Si tratta della biografia di Giuseppe Testa, detto Peppino, un giovanissimo eroe della Resistenza italiana, originario del quartiere Trullo dove faceva il ragioniere al Genio militare. Rientrato nel 1943 a Morrea (AQ), il paese di origine della famiglia, insieme al parroco Don Savino Orsini organizzò la rocca del paese fino a farne una piccola repubblica partigiana. Questa la sinossi: “Una fortezza medioevale, traballante e senz’acqua. Un prete, un ragioniere, due paesani. Un fuggitivo bussa alle porte, braccato dai nazisti. In breve, la piccola umanità del borgo decide di farlo entrare. E di resistere alla inevitabile rappresaglia”.

La vicenda ha origine alla mattina del 9 settembre 1943, all’indomani della battaglia di Ponte della Magliana. I tedeschi occupano la caserma del Genio militare. Innocenzo Testa lavora lì, insieme a suo figlio Peppino. Capisce subito che la permanenza dei tedeschi non sarà né breve né indolore. Potrebbe forse mettersi al loro servizio, ma non se la sente. Raccoglie le sue cose e avvisa i familiari di prepararsi a un lungo viaggio a piedi: si torna a Morrea.

Il terrore però lo assale, quando scopre che l’ultimo dei cinque figli, Giuseppe, è introvabile. Giuseppe è un ragazzino sensibile, smagrito, chiamato affettuosamente Peppino. È nato nel 1924, è studioso e si è diplomato ragioniere al Quintino Sella. Anche lui lavora al Genio come contabile, insieme al padre. Al padre dicono di averlo visto montare su un camion, insieme ai Granatieri di Sardegna. Innocenzo è preoccupato, capisce che il suo figlio più fragile ha fatto una scelta coraggiosa: imbracciare le armi. Innocenzo Testa parte senza di lui.

I giorni che seguono sono convulsi: già l’indomani Peppino si è unito ai Granatieri di Sardegna e partecipa agli scontri armati di Monterotondo, dove viene arrestato. Riesce a liberarsi, si dà alla macchia. Rocambolescamente, riesce anche lui a tornare a Morrea.

Morrea è una fortezza medievale, traballante e senz’acqua, arroccata sui monti Ernici. La strada carrabile più vicina, la Statale del Liri, dista sei chilometri. Per questo i tedeschi, che la considerano disabitata, tralasciano di occuparla. A Morrea invece ci sono 450 montanari, cui si aggiungono ben presto alcuni militari indiani dell’VIII Armata inglese, evasi dal campo di prigionia di Avezzano. Il parroco don Savino Orsini li accoglie con benevolenza, aiutato dal paesano Ugo Antonio Gemmiti. Poco alla volta arrivano altri militari di ogni nazionalità, tra i quali il sergente dell’Aviazione italiana Pietro Casalvieri. Don Savino è consapevole del rischio cui espone se stesso e i suoi compaesani. Sa che Morrea è un’isola, con attorno un’umanità allo sbando incalzata da feroci aguzzini.

Il 22 settembre il prete chiama in canonica Giuseppe Testa, con Gemmiti e Casalvieri. I quattro fanno un giuramento solenne, “per la vita e per la morte”, con cui si impegnano a proteggere i profughi che chiederanno asilo. Da quel momento Morrea diventa un “territorio libero” e lo rimarrà per 258 giorni, fino al 6 giugno 1944. Nel 2012 la studiosa Nunzia Augeri ha incluso Morrea nel novero delle “repubbliche partigiane”.

Nel territorio libero di Morrea ognuno ha compiti precisi: don Savino presiede il CLN (Comitato di Liberazione nazionale) e gestisce l’arsenale, nascosto in canonica. Testa è il comandante militare, con il grado di capodistaccamento della Brigata partigiana “Marsica”. Gemmiti e Casalvieri si occupano di sfamare e nascondere i fuggitivi nelle case. I montanari di Morrea fanno il resto: nessuno si tira indietro. Il 28 settembre ai quattro si aggiunge il militare Douglas Dutton, come ufficiale di collegamento con le forze anglo-americane attestate oltre la Linea Gustav.

Segue un inverno gelido. Per vettovagliare Morrea don Savino organizza lunghi convogli a piedi verso i paesi vicini, nella fitta coltre di neve. I tedeschi già sospettano. Tanto più che tra i rifugiati si è annidata una spia, un medico di nome Giovanni. Giovanni è un uomo misterioso, coltissimo, che parla indifferentemente in tedesco, italiano e inglese. In primavera la situazione precipita. Manca il cibo, il numero dei malati cresce. E il medico Giovanni è sparito. Si scopre che è sceso a valle per denunciare l’intero paese. Giungono voci preoccupanti: “Morrea partigiana, Morrea socialista. Morrea kaputt!”.

Dal pomeriggio del 20 marzo 1944 cinque compagnie tedesche si arrampicano a piedi verso Morrea. All’alba gli spari e i rastrellamenti. Nella piazza del paese ricompare Giovanni, con indosso la camicia nera. Dutton fa appena in tempo a calarsi in un pozzo; gli altri quattro del CLN invece vengono arrestati. Seguono interrogatori durissimi. Testa ne esce con un braccio spezzato. Don Savino, Gemmiti e Casalvieri alla fine vengono rilasciati, mentre per Testa invece inizia il calvario.

Viene trasferito a Sora (Frosinone), dove subisce 50 giorni di interrogatori. Peppino non parla, tiene duro: sente in lontananza i cannoni della V Armata; sa che lo sfondamento della Linea Gustav è questione di giorni. E invece per Testa arriva prima la condanna a morte. L’abate Crescenzo Forte porta a Peppino i conforti religiosi. “Se Dio vuole la mia fine, sia fatta la sua volontà”, dice il ragazzino del Trullo. “Voglio andare alla morte da vero cristiano e da vero italiano”. La fucilazione avviene l’11 maggio 1944, al mattino. Alle 23 di quello stesso giorno le armate anglo-americane rompono la Linea Gustav sul fronte di Cassino. Iniziano a liberare i primi paesi, l’avanzata è inarrestabile.

Gli americani raggiungono Morrea il 6 giugno. Quel giorno don Savino scioglie il CLN e racconta questa storia in un verbale: “Abbiamo assistito 3100 prigionieri alleati e 2700 italiani”, vi si legge. 5800 salvataggi in tutto, compiuti da appena 450 montanari: ogni montanaro ha tratto in salvo dodici sconosciuti. Il borgo di Morrea ne riceverà un encomio militare. A Morrea arriva anche l’abate Forte, che consegna a Innocenzo Testa le ultime lettere del figlio Peppino. Alla madre Peppino scrive: “Non preoccuparti per me. Io vado con coraggio alla morte”. Ad Agostino Marrucchi, il suo insegnante del Quintino Sella, Peppino scrive: “Caro Professore, il destino ha segnato per me la fine. Io sono sempre forte, come sono forti sempre le mie idee. Spero che il mio sacrificio valga per coloro che hanno lottato e che un giorno possa essere il vanto e la gloria della mia famiglia, del mio paese e degli amici miei. Voi che mi conoscete potete ripetere che il mio carattere si spezza ma non si piega!”. Conclude così: “Muoia tutto, viva la nostra Italia”.

Gli alleati adesso dilagano: Monti Lepini, Colli Albani, in lontananza si vede già Roma. Al Trullo nessuno sa ancora del sacrificio di Peppino, ma si percepisce che la guerra ormai è giunta a un punto di svolta. La Liberazione è a un passo. L’euforia già profuma l’aria.

16.            Toplist: posti che spendi poco e mangi bene

Ecco una lista di posticini locali dove mangi un qualcosa di memorabile senza spendere una fortuna:

– la cucina romanesca della Trattoria de La Signora a Borgata Petrelli;

– il pesce della Tana della volpe;

– l’eleganza della Porta del Principe;

– il sushi di Zumi sulla Laurentina;

– la cucina cinese da asporto di Ming Zhu;

– la cucina romanesca della Tavernaccia a via Tempio degli Arvali;

– la pizza tonda a portar via di Tino a via Einstein;

– il kebabbaro di piazzale della Radio;

– l’Acino che vola;

– per un pranzo veloce: La Silviana a Portuense e Trattoria da Ivano a Ponte Galeria.

17.            Un ricordo: Santa Marinella

Santa Marinella ha un posto speciale, tra i miei ricordi: quanto mare, le prime amicizie, le prime esplorazioni del mondo…

18.            Un ricordo: le mie foto da bambino

Questo è un post personale, in cui vorrei raccogliere le mie foto da bambino. Le sto ancora cercando… il problema è che non le ho ancora trovate!

19.            Zibaldone

Zibaldone è una sezione extra di questo blog, in cui metto in ordine sparso tutto ciò che non ha una sua collocazione specifica.

Nel 2010 ho fatto un adattamento teatrale dei Fortunalia, ad uso delle scuole. I personaggi sono solo quattro: il poeta Ovidio in veste di narratore, il Pontifex e il suo famulus (un suo assistente), un ubriaco.

Fortunalia (adattamento teatrale)
Estratto da: Fortunalia (2010, pp. 31-34). Incipit: OVIDIO: “Il tempo scivola e invecchiamo in anni silenziosi. E fuggono i giorni, senza che una corda li trattenga. Finché, giorno dopo giorno, non venne il tempo della Fortuna! Ancora sei giorni e giugno morirà”. Entra il Pontifex, seguito dal Famulus. PONTIFEX: “Prospera lux, oritur!”…